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Macis Noce Moscata: ricerca su Bifenile

Il difenile o bifenile (E230) è un principio attivo storicamente utilizzato per il trattamento degli agrumi in post raccolta.L’utilizzo della sostanza è completamente vietato da alcuni anni (31 marzo 2004), tanto che il Regolamento Europeo n° 396/2005 prevede un contenuto massimo ammissibile, in qualsiasi matrice considerata, pari a 0,01 mg/Kg (limite inferiore convenzionale di determinazione analitica), non essendo stato iscritto tale sostanza nella lista positiva dei principi attivi. Nel corso del 2010 la Germania ha riscontrato per alcuni prodotti, probabilmente destinati all’industria delle erbe infusionali (fra le erbe fresche il prezzemolo, aneto, cilantro, lavanda, salvia, rosmarino, santoreggia e timo; fra le erbe infusionali camomilla, petali di rosa, rosa canina, maté, menta, foglie di fragola, mirtillo e lampone, mela ed similari; fra le spezie finocchio seme, anice stellato, ginger, liquirizia, scorza di arancio e limone, cannella), sia provenienti da agricoltura biologica che convenzionale, contenuti di bifenile ampiamente superiori al limite convenzionale di 0,01 ppm.

Avvalendosi di quanto previsto all’Articolo 6 del Regolamento 396/2005, lo Stato Tedesco ha fissato attraverso il BVL un limite temporaneo per erbe fresche, spezie e luppolo pari a 0,1 mg/Kg e per erbe infusionali pari a 1 mg/Kg, inviando nel Settembre 2010 alla UE la relativa documentazione per la valutazione del caso.Nel frattempo le notizie relative alla presenza di bifenile sono rimaste sostanzialmente relegate entro i confini nazionali tedeschi. Gli operatori del settore delle spezie hanno riscontrato valori di bifenile eccezionalmente alti in macis e noce moscata, condividendo dati ed informazioni anche con alcune aziende olandesi interessate al problema.Il resto dell’Europa è rimasto praticamente all’oscuro di tutto.Ad ottobre 2010 l’EFSA ha espresso una opinione ragionata in merito al bifenile. Pur ammettendo la scarsità e parzialità dei dati a disposizione (erbe fresche: su 169 campioni, 159 sono di prezzemolo, 2 di maggiorana ed 8 di altre erbe; spezie: su 305 campioni, 253 di finocchio seme, 20 di cannella, 12 di ginger, 17 di liquirizia e 3 di anice stellato. Nessuno di noce moscata e macis), l’EFSA ha ammesso la necessità di innalzare il limite massimo per il bifenile, accettando in parte la proposta tedesca e valutando opportuno un valore di 0,05 ppm per le spezie e 0,1 per le erbe fresche.Inoltre ha individuato quali possibile cause della presenza di bifenile l’utilizzo diretto di pesticidi, sulla coltura o sulle derrate, ovvero fenomeni di contaminazione ambientale dovuti all’acqua o all’aria, dichiarando la necessità di comprendere la possibile origine del bifenile.Rispondendo reattivamente alla richiesta dell’EFSA, ed avendo valutato criticamente l’opinione dell’EFSA¹ sulla base delle conoscenze acquisite in decenni di attività con la noce moscata ed il macis (conoscendone ed avendone “tastato con mano” la natura “spontanea” della coltivazione, gli ambienti dove cresce, le modalità di stoccaggio e di lavorazione all’origine), la Webb James Srl ha iniziato autonomamente una attività di ricerca indipendente presso il laboratorio analitico Eurofins Italia, volta a comprendere la natura intrinseca e le possibili ragioni di una siffatta contaminazione da bifenile.Parallelamente l’ESA, dopo la decisione presa nella Commissione Tecnica tenutasi a Parigi ad inizio dicembre, ha reputato opportuno fornire soltanto dati statistici alla Commissione, con l’intenzione di ribadire il fatto che i livelli medi di bifenile presente in noce moscata e macis sono ben al di sopra di quanto proposto dall’EFSA.Ciò nonostante, nella Riunione del 9 e 10 dicembre 2001 la “Standing Committee on the Food Chain and Animal Health” ha approvato all’unanimità il Draft della SANCO n° 12828/2010 (Rev. 2) che propone i limiti massimi in accordo a quanto proposto dall’EFSA.Frattanto la difficoltosa ricerca portata avanti da Eurofins Italia e Webb James Srl ha dato i primi risultati giorni orsono. Il materiale interessato dall’indagine è costituito da prodotto essiccato di diversa origine (Indonesia, Papua, Sri Lanka, Granada) e da prodotto fresco (Indonesia), nonché da parti diverse del frutto (mandorla, guscio, macis, mallo), della pianta (foglie) e di flora indigena (banana). La presenza del bifenile è stata pienamente confermata non solo con le tecniche in gas massa, ma anche attraverso l’utilizzo di risonanza magnetica nucleare.A questa presenza certa, si accompagna la fondata supposizione che il contenuto di bifenile in noce moscata e macis possa avere una origine endogena; in tal caso la situazione ricorderebbe da vicino quanto già constatato qualche mese fa per il caso della nicotina nei funghi. In particolare la presenza di bifenile in tutte le diverse origini, seppur in quantità diversa, escluderebbe un inquinamento ambientale, confermato dall’assenza del principio attivo anche in altra flora locale raccolta nei medesimi areali. Parimenti l’aver ritrovato la sostanza selettivamente in diverse parti del frutto (ad esempio nella mandorla e nel macis, ma non nel guscio, nel mallo e nelle foglie) sembrerebbe escludere un qualsivoglia intervento antropico diretto.Ad oggi l’unica ipotesi plausibile sembra dunque essere l’ammissione della natura endogena del bifenile. L’attività di ricerca è ancora in corso e richiederà necessariamente una indagine più vasta e approfondita, coordinata a livello europeo, per ottenere i dati statistici a supporto.Frattanto la Commissione, mediante attività del Segretariato dell’ESA, è stata prontamente informata in merito alla situazione prospettata dalla ricerca compiuta da Eurofins Italia e Webb James Srl. Similmente è stato prontamente informato il Ministero della Salute, in collaborazione con l’AIIPA.Nelle giornate del 3 e 4 Febbraio la Standing Commitee si riunirà nuovamente, e ci si auspica che sarà l’occasione adatta per riconsiderare la vicenda, alla luce dei nuovo sviluppi.La Webb James Srl vi terrà prontamente informati sullo sviluppo del caso.
¹ L’affermazione che la contaminazione possa avvenire da trattamenti chimici volti alla protezione della coltura e/o delle derrate, appare non sostenibile. Innanzitutto per le caratteristiche delle coltivazioni stesse (a natura semi-spontanea, almeno in Indonesia), della lavorazione (la noce moscata viene essiccata esclusivamente al sole e conservata all’interno del guscio, la cui rottura e successiva selezione manuale delle mandorle avviene soltanto al momento del bisogno produttivo) e del principio attivo considerato (la sua utilità quale “pesticida” tal quale su noce moscata è tutta da dimostrare. Inoltre l’ipotesi della presenza di bifenile quale “impurità” in altri prodotti chimici utilizzati per la coltura e/o derrata viene a decadere, mancando appunto la presenza, accertata ripetutamente nel corso degli anni, di altri principi attivi). L’affermazione che la contaminazione possa avvenire da inquinamento dell’aria o dell’acqua, lascia altrettanto perplessi. La noce moscata ha habitat in ambienti a bassa antropizzazione, in cui l’industrializzazione e l’inquinamento che ne potrebbero derivare sono praticamente assenti. Un inquinamento dovuto invece a fenomeni naturali (es. attività vulcanica, piogge acide) sarebbe altrettanto difficile da ipotizzare, ritrovandosi il bifenile in prodotti di origini anche lontanissime fra loro (dai Caraibi all’Indonesia) e in ogni caso assente nelle foglie dell’albero di Myristica Fragrans e di altre piante delle medesime aree.